Salvini e la “Terza Repubblica”

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Matteo Salvini molla il candidato Bertolaso a Roma ma sbaglia chi pensa che dietro alla scelta del Segretario della Lega Nord ci sia una valutazione limitata alla persona proposta da Berlusconi – seppur molto discutibile – o alle sole amministrative romane. La realtà è che Salvini vuole entrare nella Terza Repubblica da protagonista. Cosa c’entrano le elezioni amministrative romane in tutto questo? Tutto parte da un’analisi politica più ampia, ecco lo scenario…

Nel 2017 – a mio avviso – eleggeremo il nuovo Parlamento e con queste elezioni si aprirà la terza fase della Repubblica italiana. A trascinarci a nuove elezioni però non sarà il venir meno della maggioranza a sostegno del Governo o, tantomeno, un esito negativo del referendum costituzionale. Sarà lo stesso Renzi a chiedere al Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere. Una richiesta motivata pubblicamente dalla necessità di dare immediata attuazione alle riforme costituzionali (in particolare farà leva sull’abolizione del bicameralismo perfetto e il taglio del numero dei parlamentari) ma che in realtà sottende alla bramosia di potere dell’attuale Presidente del Consiglio.

Andiamo con ordine:

1. Il referendum confermativo sulle riforme costituzionali (la cosiddetta riforma “Boschi”) passerà. È indubbio infatti che temi come il taglio del numero dei Parlamentari trascineranno alle urne un sacco di elettori. Su questi temi, inoltre, saranno stimolati anche quei cittadini che ultimamente si sono rifugiati nell’astensione.

2. Sull’onda di questo successo Renzi avrà un nuovo picco di popolarità e di fiducia nei suoi confronti. Per lui questo sarà il momento perfetto per andare al voto e consolidarsi alla guida del paese. Tre fattori sono propizi in particolare: il nuovo picco di popolarità di Matteo Renzi, il mancato rinnovo della segreteria del PD che quindi lo vedrà ancora in sella come segretario nazionale del partito e una Legge elettorale che, premiando il partito con la maggioranza relativa, potrebbe assicurargli un governo stabile sostenuto da Parlamentari scelti da Renzi stesso. Non a caso il “Matteo sbagliato” si è lasciato andare più volte a dichiarazioni come: “Se il referendum non passa smetto di fare politica”.

3. Le elezioni politiche indette prima del congresso nazionale del Partito Democratico accentueranno sicuramente la frattura con la parte più a sinistra del PD ma solo i duri e puri usciranno. Molti rimarranno nel PD per non spalancare le porte ad una vittoria del centrodestra e tanti altri si lasceranno ingolosire dalle prebende che Renzi è – o sarà – in grado di elargire.

4. La fuoriuscita di qualche illustre rappresentante della minoranza interna sarà l’occasione che Renzi aspetta per spostare definitivamente il baricentro del PD verso il centro o lanciare quel soggetto politico che molti hanno già etichettato come “partito della nazione”. In questa ipotesi, anche alla luce degli effetti delle riforme Costituzionali – e comunque fatti salvi sconvolgimenti al di fuori del contesto nazionale – Renzi potrebbe governare a lungo (ahinoi!). Si aprirebbe così la fase della Terza Repubblica che in realtà consisterà nella restaurazione della Prima Repubblica sotto altre insegne partitiche.

Per meglio descrivere lo scenario, infine, due parole vanno spese anche per Silvio Berlusconi che – anche se fuori dai riflettori mediatici – potrebbe tornare ad assumere un ruolo fondamentale, nell’ipotesi in cui Renzi non riesca nei suoi intenti:

1. Sarebbe l’ago della bilancia per la stabilità di un eventuale Governo di centrodestra (Lega Nord + Forza Italia + Fratelli d’Italia) e ciò a salvaguardia dei potentati europei da un eventuale Governo italiano Euro-critico.

2. Sarebbe determinante in un eventuale secondo turno fra Renzi e il Movimento 5 Stelle. In quest’ultimo caso Berlusconi – sempre a salvaguardia degli interessi di cui sopra – non ci penserebbe due volte a schierarsi con Renzi.

In quest’ottica va letta infatti la scissione di Verdini da Forza Italia in appoggio all’attuale Governo Renzi. Berlusconi in questo modo tiene i piedi in più scarpe ed evita accuratamente che l’elettorato di centrodestra finisca completamente nelle mani di Matteo Salvini.

Ecco spiegato perché il Leader della Lega Nord prende le distanze da Silvio Berlusconi alle amministrative romane. Senza esporre a rischi troppo elevati il successo del Carroccio nelle piazze di maggior interesse (Milano in primis), utilizza il suo appeal mediatico per spingere Giorgia Meloni al Campidoglio con l’intento di mettere, una volta per tutte, a cuccia l’ex Cavaliere.

L’impresa è ardita per Salvini. Se vuole affermare una volta per tutte la sua leadership su tutto il territorio nazionale, dovrà dare una bella batosta in termini di voti a Forza Italia in quelle piazze amministrative che avranno una certa valenza anche sul piano politico nazionale. Questo vale in particolar modo per Roma: nella capitale il centrodestra, diviso fra i due candidati Meloni e Bertolaso, si conta. Dopo le amministrative – in vista del referendum confermativo sulle riforme costituzionali – si aprirà una fase nuova e Salvini vuole viverla da protagonista. Vedremo se il suo coraggio pagherà anche questa volta.