Scafista rivela: “I militari libici ci scortano alle acque internazionali”

NAUFRAGIO: DA MARE NOSTRUM A TRITON, LA STORIALibia sempre più polveriera.

A parlare è  uno dei trafficanti più attivi sull’altra sponda del Mediterraneo: Yehdego Medhane, eirtreo di 34 anni.

Dalle mazzette per essere scortati fino alle acque internazionali a quelle per liberare i migranti clandestini arrestati: con 40.000 € servizio completo.

Dobbiamo intervenire direttamente prima che sia troppo tardi.

 

Pubblichiamo la notizia apparsa su “Il Corriere della Sera

Lo scafista aiutato dalla Libia:  «Così i soldati ci danno i barconi»

«Lo scafo si è guastato, i militari ci hanno soccorso e portato in acque internazionali. Ho dato ai poliziotti 40 mila dollari per liberare i clandestini arrestati: devono risarcirmi»
di Giovanni Bianconi e Ilaria Sacchettoni

Hanno complicità istituzionali importanti – per quanto possano ancora valere le istituzioni, laggiù – i mercanti che dalla Libia spediscono ogni giorno carne umana verso l’Italia. In ogni caso influenti. Militari che, dietro lauto compenso, favoriscono gli affari dei nuovi «negrieri», addirittura scortando i barconi fino alle acque internazionali. A svelare questo sostegno è uno dei trafficanti più attivi sull’altra sponda del Mediterraneo: Yehdego Medhane, eritreo di 34 anni con moglie e figlio con lo status di rifugiati i in Svezia, identificato dai poliziotti del Servizio centrale operativo e ora ufficialmente latitante dopo l’arresto ordinato dalla Procura di Palermo. Su di lui s’erano concentrati anche gli accertamenti della Procura di Roma, nell’ambito di un’altra inchiesta; gli investigatori del Nucleo speciale d’intervento della Guardia costiera l’avevano individuato attraverso una telefonata in cui lui stesso ammetteva la corruzione dei militari libici.
«Medhane riferisce di avvalersi della collaborazione di alcuni appartenenti alla locale Guardia costiera – si legge nel riassunto di una conversazione dell’1 agosto dello scorso anno -. In diverse occasioni infatti, pagando questi ultimi, ha ottenuto in cambio la liberazione di alcune imbarcazioni. Altre volte la stessa Guardia costiera ha fornito maggiore attenzione alle unità in difficoltà». La stessa telefonata fu ascoltata anche dalla polizia, secondo la quale Medhane vantava conoscenze tra i soldati, e raccontava che «due volte sono stati fermati in mare dalle navi militari, e sono stati lasciati andare via pagando. Medhane aggiunge che un giorno un loro barcone si è guastato in mare, e questi militari li hanno soccorsi e li hanno accompagnati fino alle acque internazionali».

Per continuare a leggere clicca QUI